Il cattivo tempo l'aveva bagnata tutta. Era una fiumara impetuosa sul cerchio di basolati antichi di cinque secoli, l'acqua che dal cielo scendeva nervosa dritta dritta su quella strada, sotto i suoi piedi. Eppure lui era lì, era parte di quel semi-diluvio universale cittadino, a cui prendevano parte il chiostro di ghisa rosso, unica edicola nell'unica piazza del paese e i suoi stivaletti neri inzuppati sino ai lacci, il tutto nello scenario malinconico di una domenica d'aprile grigio-chiaro.
Era lì Nanni, aspettava tra i giornali appesi (impaziente dentro e serioso fuori) il suo turno con gli spiccioli nel pugno stretto. La sua attesa sperava in un nome e cognome impresso sulla rivista dei suoi sogni, attendeva con ansia la dubbiosa conferma di un sogno ora divenuto piccola realtà lavorativa, che per un annetto lo avrebbe visto per la prima volta in 21 anni felice nella carriera dei suoi sogni, il recensista. "Mi dà l'ultimo ARTEeARTE?", chiese timido all'edicolante prosperosa che nello sforzo di contenersi sullo sgabello, ruotò manco di tre gradi e con fastidio glielo buttò in mezzo alla fila delle enigmistiche, sul bordo del banco. Pagò e ringraziò e uscito dalla scatola di ferro, si strinse il bavero del paltò e ristemò gli occhialoni neri. Al di sotto delle lenti scure, i suoi occhi non potevano aspettare neanche un solo minuto per leggere quel suo primo e tanto meritato pezzo pubblicato. Passò la strada e raggiunse il marciapiedi asciutto sotto i portici di marmo bianco, altrimenti il giornale si sarebbe impregnato comm' a cchè!. Si fermò a filo della quinta colonna e sfogliò con le mani tremanti le pagine patinate. Ma si ritrovò ben presto smarrito tra le righe, tra i fogli bianchi e le tante parolone nere... Nanni non si leggeva, non si trovava, non compariva nessuna coordinata che lo portasse verso il suo scritto, perchè il suo pezzo (come già immaginava) su quella rinomata testata non uscì...
Quella collaborazione avrebbe segnato l'inizio di una carriera che per un giovane giornalista di provincia (diciamocelo onestamente) sarebbe stato un miracolo sceso dal cielo. Alla redazione gli promisero: una postazione, un pc e 300euro mensili se avesse scritto ogni 20 giorni 40 articoli su musei e gallerie di città. Quella sua recensione di prova, chiara e incisiva, redatta davvero col cuore, non fu di gradimento. I rimedi a tutto questo sarebbero potuti essere diametralmente tanti, ma a lui orizzontalmente lontani. Chi lo avrebbe raccomandato o sostenuto? Nanni non ha nè un padre stipendiato nè uno zio influente, per cui tralsciò la collera, alzò le spalle, respirò profondamente e distorse un pò la bocca.
Intanto (nella collera ritornata subito dopo) la rivista appena comprata finì arrotolata a tubo sul fondo cavernoso della borsa di Nanni con la delusione a mille e la rabbia impigliata in un nodo in gola. Rimise la borsa sulla spalla e se ne andò con passo deciso sotto la pioggia che, in quell'istante proprio, si trasformò in minuscoli gocciolii bianchi quasi trasparenti. A cosa sarebbe servito piangere, se c'era già tutta quell'acqua a rimarcare tristezza? allora attraversò tutto il viale alberato con il giaccone nero ben stretto in vita e dopo l'ultimo platano a sinistra, la strada lo portò dritto nel palazzone bianco di casa sua.
Tre rapidi giri di chiave, entrò, buttò la borsa e la giacca umida in un angolo, le chiavi nel piatto di vetro sul tavolino, la rabbia nel sacchetto di patatine prese dalla credenza e sul divano la consapevolezza di una giornata da dimenticare/anziperessereprecisi che non dimenticherà più. Si distese un pò...
Tiiiiititii!!!... all'improvviso un sms ruppe il silenzio fatto di quindici minuti che nel verde acqua del salotto, combaciava perfettamente col suo stato d'animo a pezzi. "Sei nell'anima!" riportava scritto. Sorrise, con la bocca di un bambino capriccioso quando viene finalmente accontentato... Pensò a quella persona speciale tutta la mattinata, con gli occhi vacillanti sul soffitto bianco. Nanni non ebbe mai quell'incarico in redazione, non scrisse mai per quella rivista.
Nanni ha il tesserino, ma scrive ancora in nero.
L'unico posto sicuro che riuscì a trovare nel lasso di quei quattro mesi futuri, fu proprio nel cuore di quella persona speciale, con la quale divise serate nei pub e momenti felici all'ennesima potenza.